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ASSEGNO DI DIVORZIO

Corte d’Appello Roma Sent. 19/03/2020

La funzione dell’assegno di divorzio è quella di assistere il coniuge incolpevolmente privo di mezzi adeguati e riequilibrare le condizioni economiche degli ex coniugi nei casi in cui vi sia la prova, il cui onere ricade sul richiedente l’assegno, che la sperequazione reddituale esistente al momento del divorzio sia stata causata dalle scelte comuni di vita delle parti, per effetto delle quali uno dei due abbia sacrificato le proprie aspettative professionali e reddituali per dedicarsi alla cura della famiglia, così contribuendo alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio comune o di quello dell’altro coniuge.

Al fine di accertare se il coniuge richiedente abbia diritto all’assegno è pertanto necessario in primo luogo verificare se vi sia una rilevante disparità tra le rispettive situazioni economico-patrimoniali degli ex coniugi; una volta raggiunta la prova di tale circostanza, è necessario accertare (e in entrambi i casi, come si è detto, l’onere probatorio ricade sul coniuge richiedente l’assegno, il quale peraltro ben potrà assolverlo anche mediante presunzioni) se questa disparità sia stata causata da scelte condivise in ordine alla gestione del ménage familiare e ai rispettivi ruoli all’interno della famiglia, e se il coniuge economicamente più debole non abbia la possibilità di superare (o quanto meno ridurre) il divario esistente, sotto il profilo delle concrete, effettive ed attuali possibilità di trovare un lavoro o di ottenere una più remunerativa occupazione, in considerazione della sua età, delle pregresse esperienze professionali, delle condizioni del mercato del lavoro e così via. Una volta accertate tali circostanze, l’entità dell’assegno non dovrà essere liquidata in misura corrispondente alla somma di denaro necessaria a mantenere (sia pur in via solo tendenziale) il pregresso tenore di vita, bensì in misura adeguata a colmare il divario avendo riguardo “al contributo fornito nella realizzazione della vita familiare, in particolare tenendo conto delle aspettative professionali ed economiche eventualmente sacrificate, in considerazione della durata del matrimonio e dell’età del richiedente.

Alla luce dei principi di diritto sopra enunciati,  la Corte d’Appello di Roma ha riconosciuto un assegno divorzile in favore della ex moglie, non essendo questa in grado di procurarsi un reddito adeguato alle condizioni degli ex coniugi, al contributo da essa dato alla conduzione familiare e al reddito di entrambi, valutati tali elementi unitamente alla durata del matrimonio; assegno che in considerazione di quanto sin qui osservato, e considerato che la stessa gode della ex casa familiare della quale è comproprietario l’appellato, deve essere liquidato nella somma mensile di 200 Euro, con decorrenza dal mese successivo alla pronuncia del divorzio.