Via Goffredo Mameli, 9, 00153 Roma RM
0658335405 - 3393834673

Assegno spedito per posta: Risarcimento danni

avv. vincenzo vingolo

SS.UU. Cassazione 9769/2020 del 26.05.2020

Tre assegni venivano inviati ai beneficiari a mezzo plichi postali semplici che venivano sottratti prima di pervenire a destinazione e posti all’incasso previa esibizione di documenti d’identità falsificati. La banca veniva convenuta in giudizio al fine di essere condannata al risarcimento dei danni subiti dall’attrice che era stata costretta a pagare due volte l’importo dei titoli rubati. Il Tribunale rigettava la domanda, mentre la Corte d’Appello condannava la Banca al risarcimento dei danni sulla base del consolidato orientamento giurisprudenziale, secondo cui la banca che abbia effettuato il pagamento di un assegno non trasferibile in favore di chi non era legittimato a riceverlo ne risponde, ai sensi dell’art. 43, secondo comma, del r.d. 21 dicembre 1933, n. 1736, indipendentemente dalla configurabilità di un errore colposo nell’identificazione del prenditore, dal momento che la predetta disposizione detta una disciplina autonoma che deroga sia a quella prevista dall’art. 1992 cod. civ. per il pagamento dei titoli a legittimazione variabile, sia a quella generale delle obbligazioni prevista dall’art. 1182 cod. civ. Escludendo così la configurabilità del concorso di colpa dell’attrice, in relazione all’avvenuta spedizione degli assegni per posta ordinaria, attribuendo all’inadempimento dell’obbligo posto a carico della banca un’efficacia causale esclusiva nella produzione dell’evento dannoso, e ravvisandovi pertanto un fatto sopravvenuto idoneo a determinare l’interruzione del nesso di causalità con la condotta della mittente.  

Le Sezioni unite civili hanno cassato la sentenza impugnata affermando il seguente principio di diritto: «La spedizione per posta ordinaria di un assegno, ancorché munito di clausola d’intrasferibilità, costituisce, in caso di sottrazione del titolo e riscossione da parte di un soggetto non legittimato, condotta idonea a giustificare l’affermazione del concorso di colpa del mittente, comportando, in relazione alle modalità di trasmissione e consegna previste dalla disciplina del servizio postale, l’esposizione volontaria del mittente ad un rischio superiore a quello consentito dal rispetto delle regole di comune prudenza e del dovere di agire per preservare gl’interessi degli altri soggetti coinvolti nella vicenda, e configurandosi dunque come un antecedente necessario dell’evento dannoso, concorrente con il comportamento colposo eventualmente tenuto dalla banca nell’identificazione del presentatore».