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Mantenimento figli maggiorenni

Cass. civ. ordinanza 22.07.19 n.19696

Anche la percezione di una retribuzione minima, ma prodromica alla successiva crescita professionale, segna la fine dell’obbligo di mantenimento o la mancata reviviscenza.

Il Tribunale di Avellino, con sentenza n. 9/2015, pronunciava la separazione personale dei coniugi e revocava l’obbligo di mantenimento a favore dei figli, rilevando che entrambi i figli, ormai maggiorenni, avevano iniziato a lavorare e avevano dimostrato la capacità di produrre reddito.

Veniva proposto appello sul presupposto che il percepimento di reddito relativo agli anni 2008 e 2009 da parte del figlio minore, non giustificasse la revoca dell’assegno di mantenimento dato che negli anni successivi, sino al 2013, egli aveva percepito redditi di molto inferiori o praticamente inesistenti. Quanto al figlio maggiore, rilevava come non avesse ancora completato la sua formazione professionale e lo svolgimento di attività occasionale di tecnico del suono, in occasione di concerti estivi, non poteva considerarsi circostanza idonea al raggiungimento di una situazione di autosufficienza economica. L’appellante rilevava, poi, che il mancato raggiungimento di una condizione di indipendenza economica non era imputabile a rifiuto del lavoro o negligenza nella ricerca di una occupazione da parte dei figli.

La Corte di Appello di Napoli con sentenza n. 542/2017 accoglieva l’appello. Quanto alla motivazione della statuizione relativa al mantenimento dei figli rilevava come non risultasse provata l’acquisizione di una condizione di autosufficienza nè la responsabilità dei figli per tale mancata acquisizione.

Ricorreva per la cassazione della detta sentenza la signora.

La Corte di Cassazione accoglieva: “la Corte di appello non ha valutato, alla luce della giurisprudenza di legittimità, la conclusione da parte del figlio N. del percorso formativo i cui frutti egli utilizza in una attività a carattere professionale, quale quella di tecnico musicale e assistente alla illuminazione di concerti e spettacoli musicali, connotata dall’impiego di mezzi, propri e in comodato, di non modesto valore e che secondo una valutazione presuntiva ben potrebbe costituire una fonte di reddito idonea a garantire l’autosufficienza economica a chi la presta. Mentre quanto al secondo motivo e al figlio C., cui in particolare si riferisce, la Corte di appello non ha valutato la circostanza dell’acquisizione di una capacità lavorativa tale da assicurargli una retribuzione stabile nell’arco di due anni. Nè la Corte di appello ha preso in considerazione ulteriori rilevanti circostanze come l’effettività o meno della convivenza dei figli con la madre, la età ormai ampiamente superiore ai trent’anni di entrambi i figli, il tenore di vita di cui dispongono. Circostanze sulle quali si sarebbe dovuto attivare l’onere probatorio gravante sulla richiedente il contributo al mantenimento.”