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REVISIONE ASSEGNO DIVORZILE

avv. Vincenzo Vingolo

Corte di Cassazione sentenza n.1119/2020 depositata in cancelleria il 20.01.2020. Presidente: M.C. Giancola – Relatore: M.G.C. Sambito.

Tenore di vita durante il matrimonio.

Per lungo tempo (SS.UU. Cass. n.11490/90) il presupposto per il riconoscimento e quantificazione dell’assegno divorzile è stato l’inadeguatezza dei mezzi a disposizione del coniuge istante a conservargli un tenore di vita analogo a quello avuto in costanza di matrimonio.

Analisi concreta del “ménage”: determinazioni comuni, durata matrimonio, età istante.

A far data da Cass.11504/2017 mutava l’orientamento giurisprudenziale in materia di assegno divorzile in favore dell’ex coniuge basato sul tenore di vita, per consolidarsi, a seguito dell’intervento delle Sezioni Unite n.18287/2018, sulla base dei seguenti principi di diritto: a) l’assegno divorzile  mira a riconoscere al richiedente il raggiungimento in concreto di un livello reddituale adeguato al contributo fornito nella realizzazione della vita familiare; b) al riconoscimento del ruolo e del contributo fornito dall’ex coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale degli ex coniugi; c)  quantificato previo accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge istante e della impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive.

Applicabilità o meno dei nuovi principi nei casi di revisione dell’assegno divorzile già riconosciuto.

L’art.9, comma 1, della legge n.898 del 1970 consente alle parti, infatti, qualora sopravvengano giustificati motivi, dopo la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, di chiedere all’autorità giudiziaria la revisione delle disposizioni.

La sentenza

La Prima Sezione civile, decidendo sulla domanda di revisione dell’assegno divorzile determinato anteriormente all’evoluzione giurisprudenziale recata da Sez. 1, 10 maggio 2017, n. 11504 e Sez. U, 11 luglio 2018, n. 18287 in ordine alla sua natura e funzione, ha affermato che tale mutamento dell’orientamento della S.C. non integra, ex se, i giustificati motivi sopravvenuti richiesti dall’art. 9, comma 1, della legge 1 dicembre 1970, n. 898 per la revisione dell’assegno, atteso che – in forza della formazione rebus sic stantibus del giudicato sulle statuizioni cd. determinative e del carattere meramente ricognitivo dell’esistenza e del contenuto della regula iuris proprio della funzione nomofilattica, che non soggiace al principio di irretroattività – il mutamento sopravvenuto delle condizioni patrimoniali degli ex coniugi attiene agli elementi di fatto e deve essere accertato dal giudice ai fini del giudizio di revisione, da rendersi, poi, al lume del diritto vivente.